Una riflessione educativa

Cari genitori, ho pensato un po’ prima di scrivervi, ma la mia coscienza di prete mi invita a condividere una riflessione, senza voler insegnare niente a nessuno.
In questi giorni abbiamo investito tempo, energie e anche soldini per fare festa, travestendoci da morti, scheletri e fantasmi. Giochiamo con la morte, ma poi, come adulti, siamo spesso i primi a volerla nascondere ai nostri bambini.
Oggi ho chiesto al custode del cimitero: «È venuta tanta gente?». Mi ha risposto: «Meno del solito, forse per il freddo e il vento. E soprattutto pochi bambini».
E mi sono chiesto: perché?
È ovvio che un bambino, potendo scegliere tra una festa e il cimitero, preferisca la festa! Ma siamo noi adulti a doverlo accompagnare anche al cimitero, aiutandolo a scoprire il valore della memoria, degli affetti, della vita e anche della morte.
Facciamo festa, divertiamoci, ci mancherebbe! Ma non possiamo insegnare ai bambini a giocare con la morte e poi avere paura di accompagnarli al cimitero.
Forse il problema non è nei bambini, ma in noi adulti, che facciamo fatica a parlare della morte.
Il video che ho taggato è una provocazione intelligente: con un po’ di ironia ci invita a riflettere su qualcosa di molto serio.
Portare un bambino al cimitero non significa togliergli la gioia, ma aiutarlo a crescere. Non portarcelo mai, forse, significa privarlo di qualcosa di importante.
E per noi cristiani il cimitero non è soltanto il luogo della morte, ma anche della memoria, dell’amore e della speranza nella Risurrezione.
Un pensiero condiviso con affetto.
donpi
(Scusatemi per la pesantezza)