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Chiesa GradoParrocchia di Grado
29 Luglio 2026

Vose per Biagio Marin. La poesia che diventa preghiera e memoria

Vose per Biagio Marin

La Basilica di Santa Maria delle Grazie ha accolto una nuova edizione di “Vose per Biagio Marin”, il tradizionale appuntamento promosso dall’associazione La Bavisela in collaborazione con la Parrocchia di Grado. È stata una serata intensa, nella quale la lettura delle poesie del grande poeta gradese si è intrecciata ai delicati interventi musicali per violino e violoncello, creando un clima di raccoglimento e di autentica bellezza.

Ad aprire l’incontro è stato don Paolo, che ha ricordato come «Biagio Marin, poeta e candidato al Premio Nobel, continua a parlare al cuore dell’uomo. La poesia è un dono che fa bene al cuore, perché aiuta a fermarsi, ad ascoltare e a guardare più in profondità la vita.» Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla signora Maria e al maestro Albano Corbatto, insieme a tutti coloro che hanno reso possibile la serata.

La presentazione è stata affidata a Matteo Marchesan, che ha voluto dedicare l’incontro alla memoria di mons. Tognon, il caro don Bastian, coetaneo del Poeta. «Non c’è strada più diretta che va in cielo col canto», un’immagine che richiama la forza della preghiera e del canto come vie privilegiate per elevare l’animo a Dio. Emozionante la conclusione del testo del poeta dedicato al parroco “Cuor de mamolo graisan” una frase che fa riscoprire il volto più autentico di Grado, della sua gente e della sua spiritualità, ricordando come la Fede e la preghiera siano parte integrante dell’identità dell’isola.

Le letture, affidate a numerose voci della comunità, sono state intervallate dai brani di Johann Sebastian Bach e dalla composizione di don Oreste Rosso, eseguiti con sensibilità da Elisa Battistella al violino e Licia Gruden al violoncello.

Una serata che ha confermato come la poesia di Biagio Marin non appartenga soltanto al passato, ma continui ancora oggi a parlare al presente, custodendo la memoria di un popolo e invitando ciascuno a ritrovare, nel silenzio della bellezza, la profondità della preghiera e della propria interiorità.

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